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CSC SUI DAZI USA: SCENARIO NEGATIVO PER TUTTI E RISCHI DI GUERRA COMMERCIALE
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Data: 13/04/2018
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Il Centro Studi Confindustria, CSC, ha condotto uno studio sulle barriere tariffarie introdotte dagli Stati Uniti da inizio 2018 e ne ha riportato i dati, gli obiettivi, le motivazioni e i possibili scenari in un report dettagliato.
Innanzitutto, i dazi sono già stati applicati all’import di lavatrici e pannelli fotovoltaici (8 miliardi di dollari) e di acciaio e alluminio (45 miliardi, di cui 30 temporaneamente esentati). Inoltre, nuovi dazi sono annunciati su 1.300 prodotti cinesi per 50 miliardi di acquisti USA. Buona parte dei prodotti identificati rientra nel piano Made in China 2025, che punta esplicitamente a rafforzare settori high-tech come la robotica, l’aerospazio, le tecnologie dell’informazione e della telecomunicazione e le nuove forme di energia. Restano fuori dall’elenco americano, invece, molti beni elettronici di consumo, come gli smartphone Apple, assemblati in Cina ma di proprietà USA. Dopo un processo di revisione, la lista sarà resa definitiva entro fine maggio.
Lo studio spiega come l’obiettivo dell’amministrazione Trump sia ben definito. Il presidente americano infatti intende cambiare le regole del gioco degli scambi globali, indebolendo il ruolo di arbitro internazionale del WTO per far valere il peso degli Stati Uniti in contrattazioni bilaterali con i partner commerciali, basandosi sul concetto di reciprocità. Il report riferisce più motivazioni legate alle misure protezionistiche americane, riportando ad esempio come sia stata invocata la clausola di salvaguardia e si sia fatto appello a ragioni di sicurezza nazionale, per proteggere settori ritenuti strategici per la difesa del paese. Le motivazioni profonde tuttavia, sembrano essere connesse all’emergere del gigante cinese, un’economia non di mercato che si avvale di pratiche scorrette come il dumping e le acquisizioni forzate di conoscenze proprietarie, specie tecnologiche. Soprattutto, l’esplosione industriale cinese ha spiazzato intere filiere produttive nel mondo avanzato, determinando secondo alcune stime la perdita di un milione di posti di lavoro nel manifatturiero americano.
La risposta protezionistica ha effetti controproducenti per la stessa economia USA nonché destabilizzanti per gli equilibri geo-economici globali. Nel caso di acciaio e alluminio i dazi favoriscono l’attività siderurgica USA ma penalizzano molti settori manifatturieri domestici che si riforniscono di metallo. Inoltre, provocano reazioni uguali e contrarie da parte dei paesi colpiti: la Cina ha già applicato contro dazi su 3 miliardi di dollari di acquisti dagli USA e si appresta a vararne su altri 50 miliardi, in risposta alle prossime tariffe americane. Le barriere tariffarie danneggiano anche i partner commerciali, compresi quelli esentati dai dazi, perché distorcono i flussi di scambio e interrompono le catene globali del valore.
Il report del CSC evidenzia l’incertezza della situazione e mette in guardia: il vero pericolo è quello di cadere in una spirale di misure e contro-misure protezionistiche, cioè in una guerra commerciale che metterebbe a rischio gli stessi rapporti economici e politici tra le nazioni. Nell’immediato, inoltre, l’aumento dell’incertezza si traduce nell’interruzione delle catene internazionali di fornitura, in particolare con l’annullamento di commesse di acciaio e alluminio, e nello stop agli investimenti diretti esteri. Le regole del gioco sono definite dal WTO, che legittima i suoi membri a mettere in campo misure di ritorsione (retaliation) di entità pari alle perdite subite come compensazione contro il paese che ha introdotto i dazi. In genere queste misure consistono in tariffe del 100% su una lista di beni importati. È questa la risposta minacciata dalla Commissione europea nel caso di applicazione delle tariffe volute da Trump. Ci sono, inoltre, altri strumenti di risposta previsti dal WTO: il ricorso al meccanismo di soluzione delle dispute e la clausola di salvaguardia.

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