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LA STORIA - LE GRANDI PRESIDENZE D'ANTEGUERRA
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Gli anni della presidenza di Dolcetta (1925-1933) vanno quindi ricordati per questa ricerca di nuove industrie, cercando di utilizzare tutte le convenienze rese possibili dalle disponibilità di energia idroelettrica. A San Gavino sorgerà, infatti, la fonderia del piombo per valorizzare le galene della Montevecchio e della Monteponi, mentre la Montecatini, anche in joint-venture con l'Elettrica Sarda, avvierà degli stabilimenti per la produzione di concimi chimici derivati dal cloruro di sodio ricavato dalle acque morte di Santa Gilla. Il riordino idrologico, avviato con la costruzione del bacino fluviale del Tirso e con le importanti opere di bonifica del terralbese, renderà possibile l'avvio della più importante e significativa azione modernizzatrice nelle coltivazioni agricole e nell'allevamento del bestiame, come mai attuata nell'isola.

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A quell'impegno per il cambiamento, andrebbe attribuito anche il merito d'aver riproposto, in termini di priorità, il miglioramento della portualità cagliaritana. Che sarebbe dovuta divenire il polmone e il sostegno di quell'auspicato sviluppo industriale. In pratica, grazie alle disponibilità della legge "del miliardo" furono realizzate nuove banchine, costruite nuove dighe foranee ed installati capaci mezzi meccanici, ma - soprattutto - furono avviati gli studi per realizzare un porto industriale nella laguna di Santa Gilla da collegarsi, tramite canale, con il porto commerciale.

L'idea, concepita e "lanciata" dall'Unione degli industriali cagliaritani, consisteva «nel far diventare Cagliari la "Marghera" del Tirreno, un grande scalo di smistamento per il traffico mediterraneo e nel far sorgere lungo il canale industriale una serie di stabilimenti per la produzione di semilavorati e lavorati alimentati dalle materie prime di produzione isolana». Occorre aggiungere che una provvida legge del 1927 aveva incluso Cagliari fra i "porti franchi" che il governo si preparava ad istituire, per creare – si sosteneva - «dei potenti centri di irradiazione dell'influenza italiana nel Mediterraneo, in quello che era il Mare Nostrum dell'antica Roma».

Dirà la storia come quelle intenzioni e quei progetti si sarebbero arenati in una imprevista secca, per via delle difficoltà politiche ed economiche attraversate dal Paese con la "grande recessione" degli anni Trenta. In effetti, le vicende nazionali ed internazionali di quegli anni avrebbero finito per affossare (o per lasciare in stand-by) quelle iniziative che, a parere degli imprenditori cagliaritani, sarebbero state in grado di portare a compimento l'evoluzione industriale dell'isola che era stato il big dream di quegli uomini "del fare".

Per l'isola, quella recessione porterà non solo alla fuoruscita di Dolcetta dal management del Gruppo elettrico ma, soprattutto, al progressivo disimpegno della grande finanza milanese (anch'essa, peraltro, messa in ginocchio dalla crisi) dai grandi progetti di industrializzazione e di bonifica già avviati. Alla guida dell'Unione verrà quindi chiamato l'ingegner Dionigi Scano già collaboratore diretto di Dolcetta, al quale spetterà il compito, e l'onere, di traghettare l'industria cagliaritana verso le sponde, per certi versi più sicure, dell'economia autarchica e di quella prebellica. D'altra parte la rivoluzione energetica – propiziata dall'avvento dell'elettricità – aveva profondamente modificato l'assetto delle attività industriali isolane: nel 1935 le imprese estrattive rappresentavano ancora poco più del 10 per cento del totale, ma i loro consumi di elettricità superano il 60 per cento del totale disponibile (98 milioni di Kwh, di cui due terzi idroelettrici), mentre gli stabilimenti elettrochimici ed elettrometallurgici (pari all'1,2 per cento del totale) ne utilizzavano più del 15 per cento (è importante come a quella data l'82 per cento della popolazione isolana disponesse già dell'illuminazione elettrica).

Con la presidenza Scano l'Unione avrebbe cercato di assecondare, in ogni modo possibile, lo sviluppo delle industrie autarchiche, fra le quali un posto preminente verrà assunto da quelle minerarie. Esse, infatti, vedranno moltiplicarsi per 2,3 l'occupazione e per 1,6 volte il valore delle loro produzioni. La grande avventura del carbonsulcis (non certo il king coal di Cardiff, ma solo un poor coal) avrebbe caratterizzato e condizionato, in maniera determinante, le sorti della Sardegna industriale di quel presente e, ancora, degli anni a venire. D'altra parte – lo dirà il presidente Scano parlando ai suoi colleghi – «un grande Paese come il nostro, che ha un Impero da potenziare, non può non possedere le materie prime necessarie per costruire un'industria sempre più potente ed agguerrita». Purtroppo le politiche governative del tempo erano tese a portare il Paese non solo fuori dai mercati internazionali, ma – soprattutto – a coinvolgerlo nel più sanguinoso e devastante conflitto mondiale del secolo. Per la Sardegna, e per Cagliari in particolare, quella guerra (1940-1945) avrebbe rappresentato un dramma ancor più doloroso, proprio perché per la prima volta, dopo tanti secoli, l'isola si sarebbe trovata a divenire campo di battaglia e di conquista per gli opposti eserciti. Proprio la città capoluogo subirà, tra il febbraio ed il luglio del 1943, dei terribili bombardamenti aerei, dando luogo ad un esodo biblico che interesserà oltre il 90 per cento della sua popolazione. La città – come scrissero in tanti – sembrava definitivamente morta, cancellata dalla geografia, così come all'inizio del secondo millennio l'aveva ridotta il terribile saccheggio per opera dei corsari mediorientali del principe Museto.

Intanto, e sempre in quello stesso 1943, due avvenimenti avrebbero segnato la vita del Paese, della Sardegna ed anche dell'associazionismo industriale. Cambiandone, in un certo senso, la storia. Il 25 luglio verrà posto fine al ventennio fascista con la destituzione di Benito Mussolini da capo del governo e la conseguente fine del suo regime, mentre il successivo 8 settembre verrà annunciata la resa incondizionata dell'Italia agli angloamericani. Da quelle due date, pur differenti per significato e portata, prenderà avvio la faticosa e difficile rinascita della democrazia nazionale e, sul nostro quadrante, l'entusiasmante epopea della ricostruzione, fisica e civile, di Cagliari.

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Gli effetti dei bombardamenti alleati su Cagliari nel 1943.

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